The importance of being vegetarian

By galfio

L’intenzione di questo post non è quella di tediarvi sull’opportunità e sugli effettivi vantaggi derivanti da una giusta ed equilibrata dieta vegetariana, ma piuttosto quella di portarvi un altro punto di vista lontano anni luce dal ‘grasso’, sanguinolento e massiccio consumo di cadaveri a tocchetti.

Cadaveri penzolanti

Lontano anni luce dallo ’spuntino’ notturno dal kebabbaro, dal porcaro, dal paninaro di turno.

Lontano anni luce dalla merce stereotipata e plastificata dei fast food.

Un punto di vista che ritiene che anche anche un cavallo, una mucca, un gallo debbano avere la stessa opportunità di vivere dignitosamente di un cane o un gatto (voi che vi dite amanti degli animali, che possedete 3 cani, 3 gatti, 2 tartarughe e un pappagallino, li chiamate per nome, vi scandalizzate se in cina e in corea il piatto preferito sia il cane arrosto o che le foche dell’artico siano scannate senza pietà o che i visoni e gli ermellini vengano appesi al collo di ricche signore e poi vi strafogate di costolette di maiale, di agnello appena nato o di tonno in scatola, solo tre parole: andate a cagare!).

Sbadiglio o ruggito?

Un punto di vista consapevole che il consumo efferato di carne non solo non è per niente salutare ma è estremamente nocivo per l’organismo.

Un punto di vista cosciente che le risorse impiegate nell’allevamento intensivo di carne per poche ingorde persone in occidente potrebbero essere usate in maniera più equilibrata per sfamare moltissime persone denutrite nel resto del mondo.

Un punto di vista che considera il cibo vegetariano davvero molto gustoso.

Beh, a questo punto io il sasso l’ho lanciato, se avete voglia di documentarvi fatelo, il web è pieno di informazioni utili su tutte le questioni che io ho solo accenato.
E se proprio non riuscite a eliminare carne e pesce dalla vostra dieta, almeno riducetene il consumo…

Aggiungo solamente: prendete coscienza!!!

P.S.
Si prega vivamente di non commentare con banalità del tipo:

- Meglio che sei vegetariano, così la carne che non mangi tu me la pappo tutta io (seguono grasse risate).

- Scommetto che di notte quando non ti vede nessuno ti abbuffi di culatello, zampone e fritto misto (sono vegetariano da sette mesi e lo ammetto, mi è capitato di mangiare carne e pesce in questo periodo, ma molto, molto raramente, più per ragioni ’sociali’ che per piacere o necessità).

- Ecco lo sborone che pretende di cambiare il mondo: ma chi ti credi di essere? (uno che cerca di pensare non per luoghi comuni).

-Anche le verdure e la frutta hanno un’anima! (avà, dai!).Soupe Opera

-E le proteine? (a meno che tu non voglia diventare come lui non è necessario essere carnivori per sopravvivere: anche se dubito che in quel caso siano solo fattori proteici…)

-Anche le verdure e la frutta hanno un’anima! (avà, dai!)

-Allora i leoni che mangiano le gazzelle? E’ nella natura il nostro essere onnivori! (Sei un leone tu? Vivi nella savana? Anche la fusione nucleare, la Ferrari Scaglietti, il poliuterano espanso o l’omicidio premeditato rientrano nella tua idea di natura?).

GO VEG!

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4 Risposte a “The importance of being vegetarian”

  1. Tommy David Dice:

    Mpare, per colpa tua e sua adesso sto diventando specializzato nel fare il seitan (e mi piace pure…). Il segreto? La pentola a pressione! (Pensa che c’ho fatto pure la fajitas. Vegana!)

  2. Giove Dice:

    Ciao Al!
    Sai bene quanto rispetti le tue posizioni, non mi sognerei mai di risponderti con una delle banalità che hai vietato!
    Però ho qualche appunto: giusto è far notare la contraddittorietà di certi comportamenti (amo gli animali ma mi pappo la carne di cavallo); giusto anche promuovere una autoregolazione del consumo di carne.
    Quello che nel post mi sembra eccessivo, anche se appena accennato nei toni, è una sorta di criminalizzazione dei consumatori di carne. Alla fine che fanno? Il consumo di carne è un retaggio culturale difficile da estirpare, difficile da far rientrare in un contesto negativo, supposto che sia in sè negativo (e non lo vedo negativo). Sono d’accordo, lo ripeto, sulla promozione dell’autoregolazione dei consumi (anche se i ben poco popolari OGM potrebbero anche loro contribuire ad alleviare il problema della fame in alcune aree del mondo… a noi potrebbero togliere qualche mese di vita, ma ad altri potrebbero far guadagnare qualche anno…)

  3. galfio Dice:

    Gio. come hai potuto intuire il mio post è senz’altro provocatorio e cerca in qualche modo di scalfire le coscienze di coloro che si strafogano di carne e pesce senza avere la minima consapevolezza dei pericoli a cui vanni incontro dal punto di vista salutare, economico, sociale, ambientale…
    Sono d’accordo che il consumo di carne è un retaggio culturale che ci portiamo dietro, ma in quali termini? Mi spiego con un esempio: i nostri avi (senza andare lontano: i nostri nonni) mangiavano carne due volte al giorno tutti i giorni e la qualità della loro carne era minimamente confrontabile con quella ‘nostra’? io direi di no. Il problema rientra, in realtà, in uno ancora più grande: il consumismo sfrenato della nostra società non tiene conto di nessuno di quei valori che prima erano fondamento del vivere civile. Oggi nel mondo ‘velocissimo’ vale certo di più la fettina-ormone di pollo (tempo di cottura 3 minuti) che una salubre e per altro buonissima zuppa di farro e fagioli (tempo di cottura 90 minuti), è senz’altro più comodo mangiare l’insalata-paglia già tagliata e lavata piuttosto che comprare una lattuga intera e prepararsela da se (attenzione perderemmo 3 minuti della nostra importantissima vita)…
    Comunque, il discorso è molto lungo e complesso, il mio post costituisce solo uno spunto su cui riflettere e mi fa piacere che ogni tanto qualcuno ancora lo faccia! ;)

  4. Giove Dice:

    Ma certo, e anche la mia risposta era vagamente provocatoria… qui l’importante è proprio riflettere sulle varie opportunità. Ti lascio con un’ombra di positività: in Italia, almeno dal punto di vista legislativo, si tenta di arginare il problema della proliferazione dei pascoli al posto di terreni adibiti ad altro (coltivazioni arboree o altro). Funziona così: al catasto viene definito l’uso del terreno. Se ad esempio il terreno risulta arboreo, questo non può essere toccato, nemmeno dopo eventuali incendi. E questo arginerebbe anche il problema di incendi dolosi (altra piaga dovuta proprio al fatto che chi ha un terreno, ci guadagna di più se ne fa un pascolo piuttosto che un bosco).

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